Falanghina dei Campi Flegrei

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Falanghina dei Campi Flegrei: si tratta del vitigno a bacca bianca più coltivato in Campania (circa 2000 ettari sono destinati al suo allevamento), solo l’aglianico è coltivato su una superficie maggiore. Attraversa trasversalmente tutta la regione e tocca ogni provincia campana dove viene valorizzata a pieno. L’uva Falanghina dei Campi Flegrei è la più antica, non solo fra le Falanghine campane, ma in assoluto come vitigno italico, ed ancora oggi è possibile apprezzare vitigni secolari di rara bellezza. In questa zona si crede che il suo nome potrebbe derivare dal Falerno Bianco, un vino bevuto ai tempi dell’Impero Romano. La storia narra che sia giunto nella zona della Campania Felix con i Greci e che poi abbia raggiunto l’apice della notorietà in epoca mediovale. La “falanga” era il palo utilizzato per sorreggere le viti, da qui il termine “falanghina” che letteralmente significa “vite sorretta da un palo”. Si crede che da questo ceppo si sia sviluppato anche il Tokay (vino molto conosciuto dell’enologia ungherese).  Si narra che alcuni soldati ungheresi, inviati in Italia nel 1347, abbiano portato in Ungheria talee di queste piante, innestandole nel paese dell’est europeo. La falanghina, come molti vitigni italiani, ha dovuto sconfiggere anche la durissima battaglia contro la fillossera, un insetto che nel 1800 ha distrutto allevamenti vitivinicoli di mezza Europa. Questo vitigno ha ottenuta una piena rivalutazione a partire dal dopoguerra. La maturazione delle uve si ha intorno a metà settembre. I grappoli sono piuttosto grandi, quelli dei Campi Flegrei sono conici e con un acino a forma rotonda. A differenza di quello di altre zona della Campania, il prodotto che nasce in Campania Felix ha un corpo delicato ed un giallo prorompente, a volte con riflessi verdolini. Si percepiscono profumi di fiori bianchi (camomilla), e di frutta matura (melone). Le caratteristiche principali sono la spiccata sapidità al palato data dalla vicinanza al mare e dalla mineralità del suolo vulcanico. L’arco gustativo è ampio e si chiude con persistenze delicate di mandarle e frutta esotica.

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