Pinot Nero Spumantizzato

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Il Pinot Nero è un vitigno antico e poliglotta. E’ originario della Francia merovingia ed in particolare della Borgogna, dove la sua presenza è stata documentata già intorno al IV secolo d.C. E’coltivato in tutto il mondo, ad eccezione di zone con temperature estremamente elevate. In Italia le prime citazioni sulla presenza di questo vitigno si hanno intorno al 1500 in Oltrepò. Le uve indicate come Pinolo o Pignolo potrebbero proprio corrispondere all’attuale Pinot Nero. Nei secoli seguenti svariati sono stati i tentativi di impiantare il Pinot in altre zone d’Italia con scarso successo. Nell’Oltrepò ha trovato il suo habitat ideale. Qui, terreno, microclima e altitudine offrono al vitigno le condizioni necessarie per forgiare un prodotto finissimo. In seguito, intorno al 1865, ha suscitato l’interesse anche di spumantisti piemontesi come Carlo Gancia e ivi viene tuttora coltivato con notevole successo. Non vi è alcun dubbio però che a guidare gli spumanti italiani classici sia l’Oltrepò, e circa i tre quarti del Pinot Nero prodotto in Italia proviene proprio da queste zone. Qui, nel 1970 ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata. In questa articolo daremo risalto al Pinot Nero Spumantizzato cercando di conoscere il vitigno e il metodo adeguato per spumantizzarlo.

Il Pinot Nero è conosciuto fra gli addetti ai lavori come un cultivar non facile da gestire, difficile da trattare ma che alla fine regala soddisfazioni immense. Alcuni tipi si possono vinificare in rosso, altri in bianco e da questi si ottiene la base per lo spumante o champagne italiano. Il Pinot nero Spumantizzato è ottenuto mediante il metodo classico che è un processo di fermentazione che consiste nell’indurre la rifermentazione in bottiglia attraverso l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati (liqueur de tirage). Focalizziamo la nostra attenzione sui vari steps che regalano questo deliziosa bollicina. La vinificazione in bianco si effettua separando immediatamente gli elementi solidi dell’uva dal mosto. Possono essere utilizzati oltre al Pinot Nero, in piccola percentuale, anche Chardonnay e Pinot Bianco.  La fase successiva è quella del Tirage durante la quale si aggiunge il liqueur de tirage e le bottiglie riposano. Il tappo utilizzato in questa fase è quello a corona. In questo lasso di tempo si genere anidride carbonica, ossia la spuma. Quando lo zucchero termina, i lieviti muoiono e si depositano sul fondo. Il vino viene lasciato riposare ancora sui lieviti. Segue la fase del Remuage, dove le bottiglie vengono gradualmente girate fino a condurre le fecce dei lieviti esausti nel collo delle stesse. Nella fase successiva, il Dégorgement (sboccatura), avviene la rimozione del lieviti. Il collo della bottiglia viene congelato mediante una soluzione che abbassa repentinamente la temperatura. L’apertura del tappo causa la fuoriuscita dei lieviti. In questa fase però parte del prodotto viene persa, e sostituita con il liqueur d’expedition, che contiene zucchero e che dona al singolo Pinot Nero Spumantizzato il sentore caratteristico, ovvero una dolcezza più o meno pronunciata. Lo spumante viene chiuso col il tradizionale tappo di sughero, che prenderà la tipica forma a fungo in seguito alla pressione che si sviluppa all’interno della bottiglia. Il processo è piuttosto lungo e può durare anche tre anni. Ne vien fuori un prodotto di notevole eleganza. Il colore giallo paglierino, è rotto da un perlage di estrema finezza. Al naso irrompe con fiori e frutta a polpa gialla, importanti restano le note lievitate. In bocca è fresco, con buona struttura e PAI medio.

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