Poggio al Calore

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Scovare aziende vitivinicole promettenti e di grande potenzialità è uno degli obiettivi che ci siamo prefissati quando questa meravigliosa avventura è nata. Vi racconto la storia del nostro incontro con Poggio al Calore, una meravigliosa realtà incastonata nell’areale del Taurasi (AV), più precisamente sui colli di Luogosano, un piccolo comune fatto di viuzze che portano sempre ad un vitigno..

Con Pasquale, socio e amico da una vita, eravamo impegnati nello scouting di vini. Un po’ di appuntamenti e qualche degustazione alla ricerca di unicità che il territorio campano regala. Fra un appuntamento e l’altro decidiamo di fermarci a pranzo in un piccolo agriturismo, Le Contrade. In realtà ci aveva colpito il vitigno che cadeva dalla strada giù per una collina. A sormontare la vallata un cartello con una stupenda effige di un bambino riccioluto e la scritta Poggio al Calore. Era fine estate e i grappoli erano densi e rigogliosi, una bellezza in grado di rapire prima gli occhi e poi l’anima. Ci fermiamo. Ci accoglie un ragazzo, Michele Pacillo, proprietario dell’agriturismo e ci accomodiamo in sala. Ordiniamo un brasato ed uno stinco di maiale con qualche verdurina. Da buoni mestieranti decidiamo di farci consigliare un vino, consapevoli che l’agriturismo è anche produttore di vini. Michele ci porta a tavola una bottiglia di vino. Etichetta nera, semplice con la scritta “Re”. Si tratta di un aglianico, giovane, solo acciaio e affinamento in bottiglia. Vino aperto e lasciato ossigenare. Versiamo il vino nel calice. Si presenta con un rosso rubino intenso. Doveva essere un pranzo ed una normale pausa fra una corsa in cantina e l’altra, ma una volta portato al naso il vino, io e Pasquale ci siamo guardati esterefatti! Profumo delicato di frutta rossa e more, sapore intenso, tannini decisi e taglianti, more persistenti. Un vino dal grande potenziale! Che si fa? Chiamiamo Michele e ci facciamo raccontare un po’ quello che fanno, ma all’improvviso si ferma e corre al banco. Si ripresenta con una seconda bottiglia. Ecco che torna il bambino riccioluto, etichetta nera e la scritta Jacopo (scopriremo poi che Jacopo è il figlio di Michele). Se “Re” ci aveva sorpreso, “Jacopo” ci ha convinto che eravamo nel posto giusto e che lo scouting è un po’ così: casuale, imprevedibile, divertente, soddisfacente! “Jacopo è l’evoluzione del Re” si affretta a dire Michele, un po’ emozionato e con gli occhi lucidi. Capiamo che per lui farci provare quel vino è come condividere un pezzo della sua vita, un pezzo della sua terra. In effetti “Jacopo” è l’evoluzione del “Re”, colore rosso rubino con riflessi violacei, i profumi si evolvono e catturano, spaziando dal mirtillo al ribes. In bocca i tannini sono delicati ma allo stesso tempo prorompenti, sentori di prugna e di frutta matura e qualche nota terziaria come il cuoio. Jacopo fa anche un passaggio in legno, 3 mesi in botti di rovere francese. A questo punto Michele ci lascia e ci gustiamo il pranzo, oltre ai vini propone una cucina fantastica! Pasquale, entusiasta, chiama Massimiliano e Pietro, e facciamo una video call rapidissima. Non posso dimenticare le parole di Pasquale: “Abbiamo trovato la bonus track, un vino che vi sbalordirà!”. Immediatamente fissiamo un appuntamento con Michele per conoscere più a fondo la storia della cantina. Prendiamo qualche bottiglia di vino e andiamo via.

Gustoinquattro vuole raccontare come nasce un vino, cosa c’è dietro ogni bottiglia, e nelle nostre esperienze abbiamo appurato che ogni vino è lo specchio fedele delle persone che lo lavorano. In una bottiglia di vino non ci sono solo tannini, frutta, fiori e sentori terziari. In ogni bottiglia di vino c’è il carattere, la personalità di chi lo produce. Motivo per cui dopo il primo contatto in agriturismo Gustoinquattro ha fissato un appuntamento con Poggio al Calore per visitare Cantina e vigneti e per conoscere progetto e persone coinvolte.

Arrivati in azienda al gran completo, ci accolgono Attilio e Michele. Attilio, un ingegnere in pensione, è tornato alle origine con Poggio al Calore ed ha messo a disposizione tutta la sua esperienza. In passato è stato produttore di vini. Ha avuto una proprio azienda proprio a Luogosano. Michele è il motore dell’azienda, segue cantina e agriturismo. Un lavoratore passionale e instancabile. L’incontro fra Attilio e Michele è avvenuto nel 2019. Da quel momento è iniziata la collaborazione fra due generazioni, fra il vecchio e il nuovo, fra il sogno di tornare alle origini di Attilio e l’entusiasmo di Michele. Dalla vecchia barricaia di Attilio ha preso forma quella che è l’attuale cantina di Poggio al Calore. Con l’aiuto di Antonio, padre di Michele e agronomo dell’Azienda, sono stati ripresi i vecchi vigneti, rimpiazzate le fallanze, impiantati nuovi vigneti. Giriamo un po’ la cantina e degustiamo vini in evoluzione direttamente dai serbatoio di acciaio. Il nuovo “Re”, il vino atta a divenire “Jacopo” e il vino atto a divenire Taurasi (2022). Succhi rubicondi e dai mille profumi. Attilio e Michele hanno idee importanti ed originali. Ci fanno assaggiare un merlot dai sentori esplosivi che useranno per creare dei blend. Hanno in mente dei progetti rivoluzionari per i vini irpini.. Terminata la visita in cantina ci spostiamo in agriturismo dove assaggiamo le prelibatezze proposte da Michele, degustiamo vini in abbinamento e assaggiamo anche qualche bianco, su tutti spicca una falanghina lavorata in modo straordinario. Il tutto è condito dalle dissertazioni storiche di Attilio. Persona colta e affascinante. Ci colpisce profondamente l’idea che ha su quelle che sono le differenze storiche fra i vini del Nord e del Sud. “Un vino come il Taurasi non avrebbe nulla da invidiare ad un Barolo o ad un Brunello di Montalcino” afferma. Per Attilio la scarsa valorizzazione del Taurasi ed in generale dei vini del sud ha radici storiche profonde e si fonda su problemi culturali che partono dall’Unità d’Italia. Attilio ci racconta che mentre i vini del sud venivano dalla base, i vini del nord venivano dal vertice. Il contesto della seconda metà dell’800 al sud era di fame, miseria, analfabetismo, morti precoci, brigantaggio. Fra i vari prodotti che venivano lavorati vi era il vino che passava dai mezzadri ai fattori e solo una piccola parte ai proprietari terrieri. Mancavano associazionismo ed organizzazione. Al nord, e più precisamente in Piemonte, Camillo Benso di Cavour inventò e plasmò come una sua creatura il Barolo. Un vino nobile sin dalle origini, il principe dei vini, sponsorizzato dal Primo Ministro del Regno d’Italia in persona.. Ricchi proprietari terrieri presentarono questo vino all’esposizione di Parigi. Stessa cosa in Toscana, dove i vari Frescobaldi, Ricasoli erano direttamente coinvolti nella produzione del vino. Dal vertice. Il resto è storia. Sovvertire la storia appare un’impresa, ma vitigni come l’aglianico meritano ben altra considerazione e visibilità. Abbiamo l’obbligo morale di diffondere la bontà dei vini che ne derivano e dar loro il giusto valore.

Noi di Gustoinquattro siamo rimasti impressionati dai vini di Poggio al Calore, ma soprattutto dalle persone che sono dietro a questo progetto. Calde, genuine, passionali.

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